CATTOLICI E POLITICA:
FINE DEL CATTOCOMUNISMO
Carlo Costalli (*)
Il dibattito fra cattolici, Sinistra e valori, che tanto travaglia anche la nascita (probabile) del Partito Democratico è stato alimentato nelle scorse settimane da un autorevole intervento, di Galli Della Loggia, sulla prima pagina del Corriere della Sera, che analizzava le ragioni della fine, in Italia, del cattocomunismo.
Uno dei fenomeni principali che hanno portato alla fine del cattocomunismo, affermava Galli Della Loggia, è “il cambiamento deciso della composizione sociale e quindi dell’ideologia della Sinistra. Gli antichi caratteri di classe della Sinistra sono ormai sul punto di sparire, e la prevalente base operaia, contadina e di popolo minuto di una volta, è stata progressivamente sostituita dai ceti medi del pubblico impiego, degli insegnanti, degli addetti alle grandi corporazioni civili (magistrati, professori universitari, giornalisti) della media ed alta borghesia.”.
“Ora i nuovi ceti di riferimento della Sinistra sono tutti immersi in un’atmosfera che appare dominata – continua Galli Della Loggia – dalla più radicale soggettività, nonché da una morale di tipo individualistico-liberale (si ha il diritto di fare ciò che si vuole, basta che non si danneggi un altro; quanto allo Stato esso non deve immischiarsi in nulla), pronti a identificarsi con tutte le mode, i tic, i gusti, i consumi delle modernità, purché beninteso investiti da un’opportuna patina di eleganza”.
L’arrivo a Sinistra di “ideologie di tipo acquisitivo-libertario” sconvolge alla radice il panorama sul cui sfondo si è mosso per decenni il cattocomunismo: la prospettiva, cioè, di un incontro fra due popoli e due culture popolari all’insegna della solidarietà sociale, del comune rappresentare dell’ umile Italia delle masse raccolte all’ombra del campanile e dell’idea socialista, della lotta contro la miseria, della simpatia per il terzo mondo e della diffidenza verso gli Stati Uniti e, infine, di un “senso serio e alto della vita”.
Il tutto contro il Paese dei Signori, contro l’Italia della borghesia, della sua cultura di casta, la sua mentalità gerarchica, egoista e le sue simpatie atlantiche. Il cattocomunismo ha rappresentato lo sfondo del grande disegno togliattiano “dell’incontro con i cattolici” che per decenni ha dominato la politica della Sinistra italiana. Un disegno che nel mondo cattolico (non esclusa la Chiesa) ha trovato interlocutori pronti e attentissimi, ma che ha anche provocato non poche tensioni nell’associazionismo cattolico e nella base cislina.
Contro questo disegno, in quegli anni difficili, molti in Italia si sono opposti: al processo di colonizzazione culturale dell’area cattolica rispose la “resistenza cattolica” attraverso la nascita spontanea ed inattesa di nuovi movimenti ecclesiali (o il loro rafforzamento), che mettono l’accento sul dovere di essere presenti nella società con una precisa identità culturale, che può anche tradursi in unità politica, non potendosi distinguere fede e impegno civile, qualora quest’ultimo porti a scelte incompatibili culturalmente con la concezione cristiana della persona.
Questi movimenti si sono radicati nella società rappresentandone poi la genuina realtà popolare. In quegli anni nasceva (e cresceva) anche il Mcl.
Questa trama tenace di relazioni fra cattolici e comunisti, di intese, di sintonie dette e non dette, di affinità profonde, sta oggi andando in pezzi, soprattutto la prospettiva cattocomunista è squarciata dal dissidio radicale – destinato a radicalizzarsi sempre di più – proprio su quel terreno dei valori che un tempo era ciò che li teneva insieme.
I comunisti divenuti Post-, andata perduta ogni vestigia sociale di popolo, appaiono assorbiti totalmente entro un orizzonte borghese, definito da un fortissimo soggettivismo etico, da una spinta edonistica, da un programmatico relativismo culturale che spesso diventa anticlericalismo.
Le tesi di Galli Della Loggia hanno tenuto banco qualche giorno su autorevoli quotidiani, poi l’inevitabile conformismo ha fatto dimenticare il tema, anche perché è arrivato un commento della Sir (l’agenzia di stampa della Conferenza Episcopale Italiana) decisamente drastico: “La Sinistra era popolare, oggi rischia di diventare ormai radicalmente radical”.
La stragrande maggioranza del mondo cattolico e della Chiesa si trovano oggi sulla sponda opposta: impegnati a combattere proprio contro il bagaglio etico e ideologico che oggi a Sinistra raccoglie i maggiori consensi.
E la Sinistra cattolica attuale? Residuale nel centro-sinistra e in grande difficoltà rispetto al progetto del Partito Democratico (un mini compromesso storico in versione bonsai). E arretrata rispetto allo scontro. La crisi del movimento operaio ha fatto esplodere tutte le elaborazioni utopiche della Sinistra cattolica, non solo in Italia ma anche in America Latina.
Non hanno capito che il tema dell’uomo e della scienza intorno all’uomo sono al cuore dei nuovi problemi politici. La spaccatura oggi è su famiglia, gay, Pac, eutanasia e via dicendo.
(*) – Presidente del Movimento Cristiano Lavoratori - Mcl